L’importanza dell’aspetto mentale nel tennis

Coach Carter
16 Novembre 2018
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L’importanza dell’aspetto mentale nel tennis

Qualche giorno fa è stata giocata una delle più esaltanti ed emozionanti partite di tennis della storia, chi l’ha vista ha avuto l’onore di assistere ad un evento che è andato ben oltre a quello che avrebbe potuto aspettarsi. Due dei giocatori più forti di sempre hanno dato vita all’incontro di finale più lungo della storia di Wimbledon che è terminato con un tie break al quinto set solo perché da quest’anno l’organizzazione del torneo ha deciso di terminare i games ad oltranza sul 12 a 12.

Un incontro non solo terminato dopo quasi 5 ore ma caratterizzato da giocate protrattesi per tutti i cinque set che hanno mostrato l’immensa classe e tecnica di entrambi i finalisti. Il livello di concentrazione era così alto da non fare trasparire la minima stanchezza nei due contendenti, cosa incredibile visto l’impegno fisico e mentale richiesto da una finale simile.

Il tennis è uno sport diverso e particolare, le sue caratteristiche appassionano milioni di persone in tutto il mondo.

È uno degli sport nei quali è più evidente come la forza mentale dell’atleta sia necessaria per arrivare alla vittoria.

Non c’è un tempo stabilito, non è come nel calcio dove una squadra in vantaggio di due goal può gestire il risultato negli ultimi minuti, potendo anche sfruttare gli attacchi degli avversari per colpire in contropiede.

Nel tennis non essendoci un termine stabilito del match non si può gestire il risultato, la vittoria deve essere conquistata fino alla fine, non basta essere in vantaggio di due set per essere sicuri della vittoria.

Ogni punto è un punto a sé, certo ogni punto avvicina alla vittoria ma allo stesso tempo i punti non hanno lo stesso valore.

Nel tennis non vince chi fa più punti, nel tennis vince chi riesce a fare i punti decisivi.

La finale 2019 di Wimbledon ne è un lampante esempio basta osservarne i numeri.

Federer ha servito meglio di Djokovic facendo più aces 25 a 10, meno doppi falli 6 a 9, ha avuto una percentuale di punti superiori sia mettendo la prima sia mettendo la seconda di servizio, ha sfruttato più palle break 7 a 3 ed ha fatto ben 40 vincenti in più del suo avversario 94 a 54.

Tutti questi fattori gli hanno permesso di vincere nel complesso più games 36 a 32, ma alla fine ha perso.

In altri sport una sconfitta in queste condizioni sarebbe impossibile ma come detto precedentemente il tennis non è come gli altri sport.

Djokovic ha vinto la partita giocando al meglio i punti decisivi del match, in particolare durante i tre tie-break, da lui tutti conquistati, e recuperando dal 40 a 15 quando Federer serviva per il championship.

Il serbo è riuscito a dare il meglio di sé nelle fasi fondamentali a discapito di una prestazione, anche se straordinaria, non all’altezza di quella dell’elvetico dal punto di vista statistico.

Ma i numeri nel tennis non contano sempre.

La capacità di esprimere il meglio del proprio gioco quando è necessario è una delle caratteristiche che possono fare vincere o perdere un tennista, il riuscire a gestire la tensione legata ad un punto importante, come quelli dei tie-break o dei match point diventa la chiave per portare il match dalla propria parte.

Questa stupenda finale di Wimbledon ci ha ricordato nuovamente quanto sia fondamentale la forza e la consistenza mentale in uno sport unico ed affascinante come il tennis.